Salendo tra le Foglie

Durante il mese di Agosto ho preso alcuni giorni di ferie per fare alcune passeggiate più lunghe del solito. Ho quindi un sacco di post da scrivere rispetto al solito, quindi per un po’ sarò in ritardo con gli articoli rispetto agli avvenimenti (dettagli poco interessanti, ma giusto per completezza).

Detto questo le ferie iniziano col botto. Mi raggiunge anche dalla Germania il buon ndotl, con il quale avevo programmato di fare un paio di escursioni (dato che lui è più pratico della zona alpina ma si intende poco dell’Appennino). Destinazione di oggi: San Benedetto in Alpe! Da qui l’idea è di arrivare alle cascate dell’Acquacheta e poi improvvisare un po’ (dato che abbiamo tutta la giornata). Partiamo quindi di buon mattino, parcheggiamo nel piccolo paesino e partiamo lungo il sentiero CAI 407.

Lungo il sentiero incontriamo il Bivacco del Rospo, un piccolo rifugio arredato con un camino per grigliare un po’ di carne. Ne approfitto per loggare una cache e riattivarla. Da qui attraversiamo un paio di volte il vicino Fosso dell’Acquacheta e ci dirigiamo verso le Cascate dell’Acquacheta (famose per essere state nominate nella Divina Commedia da Dante) e poi, poco distante, un laghetto con cascatella dove ci fermiamo un attimo a prendere aria.

Da qui saliamo velocemente alla piana dei Romiti, dove si trovano i ruderi di un vecchio gruppo di case (tra cui l’antico Eremo di San Benedetto) oltre ovviamente alla magnifica piana, ottima per fare un picnic! Presso il gruppo di case troviamo anche una cache, dove lascio un TB.

Ci immergiamo poi nuovamente nel bosco lungo il sentiero CAI 411, continuando a costeggiare il fiumiciattolo. Il sentiero è semplice da seguire ed iniziamo infatti a prenderci la mano, programmando dove andare dopo. L’idea iniziale era infatti o di chiudere l’anello andando verso il Monte del Prato Andreaccio, ma visto che ci abbiamo messo molto poco ad arrivare qui “agganciamo” uno dei sentieri che avevo guardato il giorno prima a casa. Decidiamo di imboccare il breve CAI 419A e lo seguiamo fino in fondo, presso Borghetto alle pendici del Monte Sinaia

A questo punto decidiamo di raggiungere una vicina chiesa, Santa Maria all’Eremo. Arriviamo prima al cosidetto Crocione, un piccolo incrocio con una croce di legno, dove riattiviamo una cache dopo averla loggata, e scendiamo lungo un sentiero più esposto. Giungiamo quindi in vicinanza dell’eremo, ma ci fermiamo prima al vecchio cimitero: contrariamente a quanto succede di solito con queste tombe sperdute nei monti, qui è palese che qualcuno ancora manutiene il posto! Ci sono fiori nuovi, l’erba tagliata e le lapidi ancora ben visibili. Continuiamo poi verso l’eremo, ma veniamo distratti da:

  • Un cane pastore che ci osserva da lontano, mentre controlla il gregge di capre. Non sembra avere cattive intenzioni, ma non si sa mai;
  • Una mucca che pascola poco vicino;
  • MA soprattutto tantissimi cartelli di “ATTENZIONE AL TORO” che non fanno capire bene, tra i vari recinti, dove si trovi l’animale. Tra l’altro il sentiero passa proprio all’interno di una di queste aree, quindi procediamo a nervi tesi.

Dopo aver superato un cancellino (e quindi esserci assicurati di aver lasciato un eventuale toro alle spalle) proseguiamo in discesa in direzione della strada statale Tosco-Romagnola. Sempre sul sentiero segnato teniamo d’occhio la nostra sinistra per la deviazione da imboccare. Ad un certo punto spuntano due cani dal sentiero sopra di noi (probabilmente provenienti da una delle case vicine) e di nuovo sudiamo freddo: questi sembrano particolarmente incazzati e iniziano a correrci dietro. Ovviamente in questi casi mai perdere la calma, fare finta di nulla e proseguire… se sentono che hai paura è peggio; dopo poco non li abbiamo più alle spalle. Incontriamo anche un paio di boscaioli che stanno facendo legna! Lasciamo poi il sentiero principale lungo uno un po’ meno visibile, in direzione Casa Bargelli.

Da qui inizia la vera avventura! L’anello infatti l’ho scelto basandomi su alcuni sentieri che avevo visto su OpenStreetMap, ma diciamo che avevo quantomeno sottovalutato quanto questi possano cambiare in base alla vegetazione. Infatti, appena superata la casa, il sentiero inizia a perdersi in un mix di vegetazione, rovi e fango. Ovviamente non demordiamo (tornare indietro significherebbe concludere l’anello con qualche chilometro di asfaltata sulla statale e non se ne parla proprio) e iniziamo a mettere a frutto quel poco (per ora) che sappiamo di orientamento! La nostra prossima destinazione è il Monte Prato Andreaccio sul crinale di confine tra Emilia Romagna e Toscana. Nell’ordine procediamo in questo modo:

  • Saliamo cercando di evitare le pozze di fango che in alcuni punti arrivano fino alle caviglie finchè non ritroviamo una sorta di tracciato;
  • Lo seguiamo finchè non sparisce nel bosco, vicino ad un ruscello dove troviamo anche impronte di cinghiali che si sono probabilmente abbeverati qui recentemente;
  • Continuiamo a salire tagliando dritto per dritto lungo il bosco finchè spuntiamo su un’altro sentiero, molto largo;
  • Lo seguiamo per pochi metri, poi sparisce di nuovo. A questo punto il crinale si trova praticamente di fronte a noi, ma parecchio in alto. Decidiamo quindi di risalire il letto di un torrente in secca, in modo da guadagnare altitudine pian piano;
  • Ad un certo punto il letto del torrente sparisce contro il muro di una casa abbandonata. Tagliamo un po’ nel bosco fino a raggiungere un ulteriore tracciato, che ci porta verso una sorta di valle cieca, passando in mezzo a tanta vegetazione, dove vediamo in alto il sentiero che dobbiamo raggiungere;
  • Ora non ci resta che l’ultima risalita. In certi punti è quasi verticale, tra foglie e qualche albero. Dopo una ventina di minuti abbondante siamo finalmente sul sentiero giusto!

Da qui in poi è una passeggiata (in tutti i sensi). Arriviamo in pochi minuti sul Monte del Prato Andreaccio, dove c’è una magnifica arietta, e proseguendo lungo il CAI 409 iniziamo a scendere verso San Benedetto in Alpe. Ci sono diverse parte a gradini e iniziamo ad avere un po’ male alle gambe, ma non vediamo l’ora di riposarci alla fine del sentiero. Sentiamo sempre più vicino il Fosso dell’Acquacheta e finalmente spuntiamo sul ponte del paese!

Ci prendiamo un bel caffè presso il bar locale (è anche un magnifico ristorante!) e ce ne torniamo a casa. E’ stata una passeggiata fantastica e discretamente faticosa (alla fine sono stati circa 20 km con più di 1500 metri di dislivello in salita), ma è stato veramente divertente!

FIORE DEL GIORNO

Il cardo rosso (carduus nutans) è un fiore riconoscibile facilmente dalle foglie spinose. Si trova in tutta Italia fino ai 1700 metri di altezza, con un fusto che varia dai 30 cm al metro. Si può usare in cucina quando il fusto è ancora giovane, con un sapore che ricorda quello del carciofo.
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