Anello dei Partigiani

Avendo deciso di concentrare le nostre escursioni nella zona un po’ più vicina a casa (meno auto, più trekking), decido di fare un anello che mi venne consigliato anni fa da mio zio, appena aveva ricominciato a camminare, che si trova sopra a Sant’Eufemia (un paesino sulla Brisighellese più a sud di Fognano). Da qui infatti, salendo lungo una strada asfaltata che diventa poi sterrata, si arriva alla bellissima Santa Maria in Gorgognano (conosciuta anche come Santa Maria in Purocielo), punto di partenza della passeggiata.

Da qui parte il sentiero CAI 579, dal nome Sentiero dei Partigiani. E’ appunto un anello che permette di vistare i luoghi teatro della Battaglia di Purocielo, che si svolse dall’11 al 13 Ottobre del 1944 (talvolta chiamata anche Battaglia di Ca’ di Malanca), dove le truppe tedesche e i partigiani stanziati in zona si scontrarono. Si tratta quindi di una camminata che unisce anche informazioni storiche interessanti! Imbocco quindi la lieve salita in direzione Ca’ di Gostino.

Arrivati a Ca’ di Gostino potete decidere se andare a destra o sinistra: essendo il percorso un anello ritornerete comunque qui. Decido di andare a destra e, dopo aver costeggiato un po’ il sottostante Rio Purocielo, mi immergo nel bosco. In alcuni punti il sentiero si confonde con il letto di un torrente secco, ma riesco agilmente a seguire il tracciato.

Il sentiero prosegue in salita, a volte anche ripida, ma raggiungo velocemente il primo gruppo di case abbandonate, Poggio Termine di Sotto. Controllo velocemente sulla cartina di non essermi perso e proseguo in salita.

Dopo pochi minuti raggiungo il gruppo di case gemelle, Poggio Termine di Sopra, dove si trova anche un altro cippo sulla Battaglia. La salita inizia a diventare più ripida, ma dovrebbe essere quasi finita!

Dopo qualche curva spunto sul sentiero CAI 505, con qui questo anello condivide un piccolo tratto. Salgo ancora un po’ e comincia la bellissima parte panoramica del crinale rivolta verso Monte Cece (almeno credo!). Un panorama, come sempre, stupendo.

Finito il crinale arrivo finalmente a Ca’ di Malanca. Qui, oltre a trovarsi diversi memoriali della battaglia, si può anche visitare una mostra/museo permanente sulla Resistenza (essendo come al solito molto presto è chiuso al momento). E’ un bel posto anche per fermarsi a fare un picnic (ci sono diversi tavoli) ed è anche considerato il punto ottimale dove dormire se si decide di fare tutto il sentiero 505, da Faenza al Passo della Colla, dato che si trova più o meno a metà. Decido qui di nascondere la prima cache della giornata (tra parentesi è imbarazzante che tutta questa zona di Appennino sia completamente sprovvista di geocache :-/ Tra Brisighella e Marradi non c’è veramente nulla!).

A questo punto, dopo una breve pausa, inizia la discesa! La passeggiata si fa quindi estremamente semplice e veloce: mi ricongiungo velocemente con la sottostante ampia strada forestale, in direzione Monte Colombo.

Mentre sono in vista della cima la radio trasmette un messaggio: finalmente riesco a contattare qualcuno! Riesco a comunicare la mia posizione ma non sento tanto bene cosa viene detto dall’altro capo: scoprirò poi che la comunicazione arrivava dal Veneto, a circa 180km in linea d’aria… non male! Devio leggermente dal sentiero per salire in cima a Monte Colombo, dove si trova una croce di vetta, e nascondere una cache.

A questo punto torno sul sentiero e attraverso diveri casolari abitati: Ca’ di Marcone, Piano di Sopra e poi infine mi ricongiungo con Ca’ di Gostino. In questa ultima parte il sentiero che era mappato su OpenStreetMap era errato (faceva riferimento a un tracciato inesistente) ma ora è corretto!

A questo punto ricompare in lontananza il campanile della chiesa. Nascondo l’ultima cache della giornata (quando sono partito non avevo trovato un nascondiglio che mi convincesse) e me ne torno a casa.

Anche il giro di oggi è stato molto bello, è un anello semplice consigliato veramente a tutti 🙂

FIORE DEL GIORNO

Il fiore di oggi è molto comune ma molto bello: la cicoria comune (Cichorium intybus) è di un colore azzurro veramente riconoscibile. E’ una delle piante consociute da più tempo nella storia (si trovano riferimenti ad essa in papiri del 1500 a.C) e cresce in tutta Italia, fino circa ai 1200 metri.

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