Inerpicandosi sul Crinale

Il giro di oggi lo decido un po’ alla cieca: sono da solo, quindi programmo di riattivare una cache di fabio4x4 a Gamogna, dove non vado dall’ultima geowalk che ho fatto sin qui. Poi vedrò come proseguire! Parcheggio a Ponte della Valle, dove di solito parto per Trebbana, ma questa volta mi dirigo a piedi nella direzione opposta, verso il gruppo montuoso di fronte.

La primissima parte della camminata è semplice, su strada asfaltata. Non c’è l’ombra di una macchina (sono ancora circa le 6 del mattino) quindi procedo tranquillamente. Dopo qualche curva raggiungo Val di Noce, l’ultimo gruppetto di case raggiungibile lungo questa strada, prima di incontrare le diverse proprietà private più a monte. Ci sarebbe addirittura una fermata del bus, ma passa di qui solo 2 volte al giorno.

Arrivo poco dopo alla sbarra dove avevo lasciato l’auto la volta scorsa (ho scoperto nel frattempo essere a rischio rimozione auto, per questo ho parcheggiato a Ponte della Valle!). Da qui raggiungo velocemente Rio di Mesola per poi salire verso destra per il sentiero ufficiale (CAI 521A) che mi porterà direttamente all’Eremo.

A questo punto inizia la salita vera e proprio: niente di particolarmente impegnativo, ma come al solito la fatica iniziale è sempre quella che si sente di più. Si cammina in mezzo al bosco, con qualche saltuaria vista sui monti circostanti.

Arrivo dunque nel territorio dell’Eremo, segnalato da diversi cartelli che chiedono silenzio. Il sentiero finisce esattamente al vecchio cimitero, dove si trova un memoriale in onore dei partigiani Bruno Neri e Vittorio Bellenghi, fucilati dai nazisti. Ne approfitto per piazzare una cache, dato che il posto merita.

Da qui all’Eremo è questione di pochi minuti, dopo esseresi ricongiunti con la strada ben più larga che, da Val di Noce, permette di arrivare qui in fuoristrada. Una volta nello spiazzo antistante la chiesa mi guardo un po’ intorno: vorrei entrare per fare qualche foto, ma c’è chi sta pregando e non voglio disturbare. Mi dirigo sul retro, presso la vecchia meridiana, e riattivo la cache.

Per decidere come proseguire poi apro semplicemente la cartina: la cima più vicina che mi permetterebbe di fare una sorta di anello è il Monte Val del Calvo, quindi mi dirigo li. Decido già, per scendere, di completare un sentiero che è mappato solo per metà, ma si ricollega palesemente ad un’altra parte di strada.

La linea verde a puntini l’ho completata io, ma era già intuibile che ci fosse un sentiero a collegare le 2 linee tratteggiate marroni.

Mi dirigo quindi verso ovest, dove vedo segnalata sulla mappa un’altra cappellina: una volta arrivato scopro che è dedicata a Padre Daniele Badiali. Non ero mai salito da questo lato sopra Gamogna, quindi da qui in poi non so bene cosa aspettarmi. Ri-entro nel bosco e continuo a salire, fino a un incrocio posto su una specie di piccolo passo lungo il crinale tra Monte Gamogna e Monte Val del Calvo.

Ora arriva la parte divertente: il tracciato è segnalato come alpino/poco visible, ed effettivamente non è sempre chiaro dove sia il sentiero. E’ un continuo sali-scendi sul crinale in mezzo ai sassi e mi trovo diverse volte in vicoli ciechi dove o scendo in verticale rischiando di cadere o torno indietro e cerco un modo migliore di avanzare. In compenso il panorama verso ovest è qualcosa di magnifico. E’ la zona in cui passa la strada che da Marradi sale oltre il Passo dell’Eremo, arriva al Passo della Peschiera (confine tra Toscana e Emilia-Romagna) per poi scendere verso San Benedetto in Alpe. E’ una zona inesplorata per me, ma vederla da quassù mi fa venire una gran voglia di andare a camminare anche lì!

Proseguo con il sali-scendi, ma ad un certo punto sbaglio strada e, invece di proseguire sul crinale, mi ritrovo sulla strada che riporta al cimitero, vicino ad una croce molto grande :-/ Fortunatamente poco lontano c’è un sentiero che mi riporta velocemente in quota, sulla strada giusta.

Si continua poi sui sassi, quasi arrampicandosi in verticale a volte, ma infine arrivo sulla cima del Monte Val del Calvo. La vista è meravigliosa, panoramica come lo è stata sin qui. Ovviamente lascio un’altra cache, per chiunque abbia voglia di inerpicarsi fin qua. Dopo qualche scatto (e qualche selfie) comincio la discesa verso la strada dove mi trovavo prima.

Decido di tagliare, dato che il sentiero per tornare sulla strada fa un anello abbastanza largo. Non è una buona idea: devo scendere molto piano, quasi in verticale con alla fine un salto di circa 1 metro e mezzo. Per fortuna non mi faccio nulla. Inizio poi a ridirigermi da dove sono venuto, tenendo un occhio sulla sinistra per una qualche deviazione che mi permetta di scendere agevolmente. La trovo poco dopo e mi dirigo verso est.

Ora inizia la parte “esplorativa” della camminata. So infatti che ci dovrebbero essere un paio di gruppi di case abbandonate, ma non sono segnalati su OSM. Il primo lo trovo immediatamente (Tramanzo di Sopra), è quasi completamente coperto dalla vegetazione. Il sentiero è poco battuto e mi imbatto in 2 cerbiatti (almeno credo :D). Uno si ferma un po’ davanti a me, ma ogni volta che provo a avvicinarmi alla macchina fotografica fa per scappare, quindi non riesco a immortalarlo. L’altro non lo vedo, ma lo sento distintamente scattare quando, in un tratto con l’erba più alta di me, fa uno scatto quando arrivo a pochi metri da lui: per poco non mi prendo un infarto. Proseguo in discesa, in mezzo al bosco, fino al gruppo di case gemelle, Tramanzo di Sotto. Essendo questo meglio raggiungibile da valle, decido di lasciare qui l’ultima cache della giornata (che, al momento della stesura di questo post, è già stata loggata da qualche turista!).

Continuo a scendere sino alla casa abitata di Trebbo di Badia: qui mi ricollego per l’ultima volta alla strada “principale” che sale a Gamogna. La seguo verso valle ed arrivo in breve all’incrocio a fianco a cui ero passato inizialmente, presso Val di Noce. Giro a sinistra e in pochi minuti sono al parcheggio: è stata una passeggiata magnifica, molto consigliata nei giorni di sole per godersi il panorama dal crinale!

FIORE DEL GIORNO

Questo fiore molto riconoscibile è il Lilium Bulbiferum, più comunemente conosciuto come Giglio di San Giovanni. Semplice da individuare per il colore arancione, l’ho sempre visto solitario. Molto bello, cresce nei campi (di frumento o incolti) fino ai 1500 metri di quota. Fiorisce indicativamente tra Aprile e Giugno (da qui il nome, dato che il 24 Giugno cade San Giovanni) in tutta Italia.

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